(non) Elogio della lentezza

March 29, 2011 § 2 Comments

Questo post sarà breve, perché non ho tempo. Maledizione. Questa settimana non faccio che correre, in una faticosa lotta all’ultimo sangue con l’orologio. Sono arrivata a sentirmi davvero derubata di sessanta minuti con il cambio all’ora legale. Insomma, pensate a quanto avrei potuto fare in tutto quel tempo. La cosa peggiore, alla fine, è proprio questa. Non è tanto la fatica, che si può sopportare, in funzione di un risultato. E il risultato arriva eccome – sono sempre più convinta che lavorare senza soste, almeno per brevi periodi, aumenti il mio rendimento – o almeno così sembra. Il peggio è la continua preoccupazione di non perdere tempo. Gli spostamenti, i pasti, tutto diventa spazio inutile; nel migliore dei casi, riesco a giustificare la perdita di minuti preziosi dicendomi che così “rilasserò il cervello” (che d’altra parte non è un muscolo) e renderò meglio nelle ore successive. Nel frattempo finisco a pensare, ossessivamente. E qui non poteva mancare il paradosso.

In realtà, non ho tempo neppure di pensare. La mia mente sovreccitata sembra divertirsi a sommergermi di pensieri, certo: ma c’è differenza tra pensare e avere un pensiero. Tutto si accavalla, corre, in un’esplosione di fuochi d’artificio immaginari – mi pare quasi di vederli, se chiudo gli occhi, ma forse è solo colpa dello schermo del computer. Questo scritto stesso è il risultato di un’urgenza, è un pensiero che pretendeva di essere collocato al suo posto. Alla fine, è persino una condizione divertente. Non potendo soffermarsi su nulla che non sia necessario (e purtroppo per necessario qui s’intende “attinente a una materia scolastica”), si impara a pensare in fretta. Ma non si può davvero pensare in fretta. Non si ha il tempo di dare forma a pensieri che sembrano estranei, di trasformarli in riflessioni. Ed è questo che vorrei fare.

Invece cerco di ottenere il massimo dai minuti che ho a disposizione. E mi limito a registrare le piccole crepe che si creano nel mio atteggiamento verso la realtà, mentre corro da una parte all’altra. Innanzitutto, quando non c’è tempo occorre adattarsi rapidamente ai cambiamenti di situazione. Fin troppo rapidamente. Non è facile uscire dall’atteggiamento mentale di un’ora di filosofia (frustrazione mista a interesse, se questo è mai possibile) per entrare senza soluzione di continuità in quello di attesa di un autobus, poi altro ancora, poi lettura di Dylan Dog (che voleva essere una pausa, ma obbligata), poi cuffie sulla strada di casa (riposare al massimo il cervello), pranzo, studio, e così via. Si rischia di trascinarsi dietro il peso delle ore precedenti e di vivere tutto attraverso una sorta di folle sfasamento temporale. La mente, sovreccitata, soffre. E fa risalire in superficie pensieri su cui varrebbe la pena di fermarsi. Sono campanelli d’allarme.

E poi c’è il resto del mondo. Ma se non si ha mai tempo, non c’è tempo neppure di ascoltare. Le parole altrui (almeno quelle che non sono spiegazioni o informazioni) diventano pure distrazioni. È persino difficile non scagliarsi ad interrompere il proprio fratello che sta raccontando chissà che sciocchezza. Tanto non lo stavo ascoltando. Tanto, nella mia precisa e calcolata economia giornaliera, era inutile. Un fattore limitante.

Tutto finché, all’improvviso, qualche fattore limitante non riesce a fermarmi. Per fortuna. Qualcosa mi avverte che è necessario proprio ascoltare. Bisogna riflettere davvero. È il tempo che non si passa a pensare quello sprecato. A che mi servirà, in fondo, tutta questa frenesia di produrre? In fondo, mi sto soltanto affannando in superficie, mentre ciò di cui davvero mi importa è sul fondo. E mai come ora ho bisogno di raggiungerlo.

Il mio compromesso, per il momento, è questo: oggi corro per guadagnare tempo. Perché nei prossimi giorni avrò bisogno proprio di riflettere, e di riflettere in pace. Sperando che l’affanno non mi soffochi.

In fondo, come dice uno dei miei amati filosofi, solo il tempo ci appartiene. Non sono sicura che la citazione sia filologicamente corretta. Andrei a controllare, ma, sapete, è tardi, come disse la lepre marzolina.

Advertisements

Tagged: , , , ,

§ 2 Responses to (non) Elogio della lentezza

  • Volcacius says:

    Seguendo questo ritmo rischi davvero di arrivare toccare il fondo, ma probabilmente non nel modo che speri tu. E vedrai a quel punto, quando ci avrai sbattuto contro tutta la faccia, quanto tempo libero ti ritroverai!

  • fsquatrano says:

    Inaestimabile bonum est suum fieri
    non so se era questa ma il senso è quello

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

What’s this?

You are currently reading (non) Elogio della lentezza at hydrargyrium.

meta

%d bloggers like this: