On Biscuits

April 5, 2011 § 1 Comment

Questo scritto nasce da un pensiero incongruo. Ieri pomeriggio stavo assistendo alla seconda conferenza di un ciclo alquanto interessante tenuto dalla professoressa Mariano, ed ecco che questa se ne salta fuori con una frase che ho trovato incredibilmente stimolante. Qualcosa come “Questo è un pensiero che ti fa dire, Meno male che appartengo al genere umano”. Riflettendoci, c’è un’infinità di cose che mi fanno dire la stessa cosa. La tentazione di scrivere un lungo plazer a riguardo è forte. Ma sarebbe noioso e inevitabilmente incompleto. Significherebbe definire in un elenco un ambito che di per sé è potenzialmente infinito. O quasi. Sì, ci sono molte cose che mi rendono felice di appartenere al genere umano.

Ciò non toglie che al momento, sentendo la frase, io abbia immediatamente pensato a una cosa in particolare. E non si trattava certo di Tucidide o del discorso di Pericle di cui si stava discutendo al momento, anche se questi hanno sicuramente posto nel mio inesistente elenco. Piuttosto di qualcosa di più prosaico, forse – ma, come si suol dire al giorno d’oggi, anche no.

Biscotti. Una cosa che mi fa dire proprio “meno male che faccio parte dell’umanità” sono i biscotti. Quelli danesi al burro. Oppure le cialde. Oppure quei terribili biscotti ai cereali – terribili perché non riesco a smettere di mangiarli, al punto che mi porto il pacchetto in camera e lascio briciole ovunque. E così via. Ora, in realtà questo non significa che io vada matta per i biscotti, anzi. Sì, mi piacciono, ma non così tanto. Almeno, così credevo. Allora perché sono tanto grata al mondo per la loro esistenza?

La risposta è tremendamente seria, temo. I biscotti sono un simbolo – un buon simbolo, e mi si perdoni il gioco di parole, che peraltro è voluto. Biscotto significa relazione. Probabilmente questa affermazione non vale per nessuno oltre a me, ma forse no. A qualcun altro è mai capitato di valutare qualcosa non per quello che è, ma per le persone alle quali la colleghiamo? Domanda idiota, certo che sì. E per me biscotto significa una cosa ben precisa. Significa stare seduti a un tavolo, o da qualunque altra parte – su un letto, su un pavimento, su una panchina della stazione – con qualcuno (e non qualcuno a caso, direi), e parlare, o anche soltanto ascoltare quel bel rumore di sgranocchío condiviso che sembra definire un angolo di mondo in cui esistiamo soltanto noi. E i biscotti, naturalmente.

E noi significa noi, io e qualcun altro, qualcuno che mi sono scelta, fosse anche soltanto la mia gatta. Il biscotto è un rituale condiviso. Per questo amo mangiarli anche da sola, perché mi ricordano quelle poche relazioni che mi sono scelta e cui non voglio rinunciare. Il biscotto suscita anche un po’ di nostalgia, in fondo.

In fondo, non vale solo per i biscotti. Esistono anche i bomboloni alla crema, i gelati fragola e stracciatella, e tante altre cose di questo genere. Mi sento un po’ Proust con quella maledetta madeleine. Che bello, essere felici di appartenere al genere umano.

PS E sarei felice se dopo questo qualcuno mangiasse un biscotto per me.

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