La difficoltà di leggere Kant (e altro ancora)

April 12, 2011 § Leave a comment

Premessa: questo post sarà frammentario. Sono troppo stanca per scrivere qualcosa di coerente e coeso. Cosa piuttosto prevedibile, se si considerano i ritmi che ho tenuto nelle ultime due settimane. Fortunatamente – o forse no –, domani partirò alla volta di un certamen certamente entusiasmante – o forse no –, che mi terrà lontana dai pensieri scolastici almeno per qualche tempo.

In ogni caso, vediamo di raccogliere qualche impressione degli ultimi giorni. A scuola, abbiamo iniziato Kant. E non è poco. Per il momento, grandi promesse e linguaggio incomprensibile. Ho provato a leggere qualche suo scritto, e confesso di non capire una parola. O meglio, le parole si capiscono. Solo che sembrano susseguirsi senza il minimo senso, non dico logico, ma umano. Forse perché ogni passaggio è talmente denso di contenuto che bisognerebbe soffermarsi su ogni riga, ma così si perderebbe il significato complessivo del testo. E allora mi sono chiesta: come mi devo approcciare a un testo di cui non riesco a capire neppure il significato generale? Perché siamo davvero a questi livelli. Sono abituata a comprendere, nella quasi totalità dei casi, quello che leggo. Quando non capisco, per lo meno colgo il nucleo dell’argomentazione. Con K., nulla. Potrei leggerlo in tedesco e non otterrei risultati molto peggiori. E, paradossalmente, fatico a trovare una strategia efficace di approccio. Per fortuna esistono i manuali. Ma non potrò ricorrere sempre ai manuali, quando non comprenderò qualcosa. È un problema che dovrò risolvere nell’immediato futuro.

Il problema è che la filosofia non è la matematica, come oggi diceva il mio professore: non c’è un sistema di regole da cui dedurre tutto il necessario a procedere. E non è neppure il greco, che tutto sommato ha una grammatica cui fare riferimento (anche se spesso qualche autore mi ricorda che la grammatica, ahimè, non salva nessuno davanti alle vere difficoltà). O si capisce, o non si capisce. E se non si capisce, si rilegge. E ancora. E ancora. E alla fine si cerca un manuale. Sperando che sia scritto bene. Motivo per cui, in fondo, sarebbe anche importante che i filosofi scrivessero in un linguaggio il più possibile chiaro. Ma immagino che a K. sembrasse tutto chiaro, mentre scriveva, nevvero?

Passiamo ad altro, anche se alla fine sempre di parole si tratta – questo discorso sta venendo fuori molto più coerente di quanto non credessi –: si avviano alla conclusione le lezioni sul logos della professoressa Mariano. Intanto ho letto il breve libro di Zagrebelsky cui il ciclo fa riferimento, ma progetto di dedicarvi un discorso a parte. Per ora, mi limito a due parole sull’ultima lezione, che verteva sull’Encomio di Elena di Gorgia. Tutto il contrario di Kant, se mi è concesso il paragone cronologicamente alquanto ardito. A fronte di un discorso densissimo di contenuti ma arduo e pesante, qui abbiamo un discorso sul puro nulla (Elena è indifendibile, e comunque a nessuno interessa difenderla, e comunque Gorgia stesso sa di essere perfettamente in grado di farla condannare, se volesse) che raggiunge però vette di perfezione formale tanto alte da convincere chiunque. Convincere del nulla, certo (in ogni caso, l’essere non è comunicabile); ma di fronte al lettore, in effetti, Gorgia riesce a fingere non soltanto indiscutibile raffinatezza estetica ma anche qualcosa che somigli alla densità speculativa. Magie della parola incantatrice. D’altronde, chi ha detto che i Greci non concepissero la bellezza fine a se stessa? Ma anche su questo non mi dispiacerebbe tornare (se solo non fossi così stanca…).

Insomma, alla fine sono riuscita a dare quasi un senso logico anche a questo post. Di certo non posso pretendere di incantare nessuno con la bellezza della mia scrittura. E non è una professione di modestia. Mi basterebbe comunicare. Altra cosa su cui riflettere: come si comunica e con quali codici comuni. Magari tra qualche anno ne riparleremo.

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