Poesia e letture obbligatorie (ovvero i connubi impossibili)

July 15, 2011 § 1 Comment

La vita in estate scorre appiccicosa quasi quanto l’aria, qui in pianura. Lasciando perdere le ovvie lamentele su quanto mi stia annoiando (e su quante poche cose io abbia da scrivere di conseguenza), una delle mie principali occupazioni in questi giorni – considerando che mi porta via non più di un’ora quotidiana, potete rendervi conto di quanto siano vuote le mie giornate – è fare compiti delle vacanze. Non che ne abbia tanti. Più che altro, sto leggendo libri obbligatori. I miei compiti di italiano di quest’anno hanno effettivamente un carattere particolare. Almeno per come la penso io. Vale a dire, nulla di stupefacente nell’avere tre o quattro libri da leggere (se mai, sono pochi per gli standard delle classi del mio liceo); qualcosa di piuttosto strano, nell’accezione irritante del termine, nello scoprire che due di questi sono raccolte di poesie. Raccolte complete di poesie. Emergo ufficialmente dalla lettura di tutte le poesie di Montale. E, cosa poco stupefacente anche questa, mi ha fatto riflettere.

Sono partita con l’idea che assegnare un libro di poesie come lettura obbligatoria per una classe di liceo (o di qualunque ordine e grado, peraltro) fosse, molto semplicemente, un’idea pressoché criminale. La poesia è sempre stata per me una faccenda molto privata. Non nel senso che non permetto a nessuno di condividere le mie letture di poesia (ovvio che è esattamente così, ma non ha importanza), o che l’idea di dover in qualche modo render conto della mia lettura mi infastidisca (anche questo è vero, ma superabile, in nome del mio onnipresente dovere scolastico – e non è certo la prima volta che devo sforzarmi per questo); più che altro, ho sempre pensato fosse necessario per me scegliere in maniera assolutamente autonoma i modi e i tempi del mio approccio alla lettura. Se un romanzo può essere letto secondo molti ritmi, ma in un modo o nell’altro i capitoli andranno sempre affrontati in un ordine stabilito e in un tempo ragionevolmente breve (tale cioè da non farmi dimenticare il contenuto delle prime pagine prima della fine del libro, più o meno), una raccolta di poesie è libera. In particolare, fino ad ora il mio unico approccio era stato il classico “aprire a caso” e leggere uno, due, tre componimenti, magari una sezione intera, magari mezza pagina, per poi sentire che le cose non andavano e che valeva la pena di cambiare autore. O di lasciar perdere completamente. Non ho mai letto molte poesie, in effetti, non lo trovo facile. E non è questione di comprensibilità, piuttosto appunto di saper raggiungere lo stato d’animo adatto.

Il compito di quest’estate ha reso impossibile tutto ciò, se non altro per ovvi motivi di mole. Le poesie di Montale pubblicate sono circa ottocento. Sarebbe stato bello leggerne una al giorno, ma si dà il caso che io non abbia tre anni di tempo. E, tra parentesi, non accetterei comunque che un poeta come Montale mi accompagni così a lungo. Quindi mi è toccato usare un approccio abbastanza freddo e scolastico: una dopo l’altra, ho ingoiato una sessantina di poesie al giorno fino a giungere al termine dell’impresa. Montale non è fra i miei poeti preferiti, decisamente no; condivide con altri autori (per non parlare dei musicisti) l’imperdonabile mancanza di rispetto di avvicinarsi troppo a quello che penso senza mai centrarlo con la dovuta precisione. Le ultime due settimane (ho iniziato il primo di luglio, per dare alla cosa una parvenza di ordine matematico) sono state un po’ come una lunga vacanza in compagnia di qualcuno che non si sopporta ma con cui si ha il dovere di restare. Ho sviluppato una serie di strategie di sopravvivenza, in buona parte ripescate da letture simili di libri irritanti: fissare un traguardo giornaliero di pagine o di capitoli (in questo caso di sezioni della raccolta), alternare con letture meno impegnative (non è stato difficile trovarne), leggere in orari sempre diversi, anche improponibili (al mattino appena sveglia, dopo mezzanotte – anche se il mio preferito rimane sempre il viaggio in autobus per e da Bergamo, tempo sufficiente per le mie sessanta pagine quotidiane). Non mi sono mai concessa un giorno di pausa, perché saltare un giorno significa poterne saltare due. Ho contato e ricontato le pagine che mi mancavano a finire la mia dose giornaliera, anche se non è bello farlo.

E, sorpresa sorpresa, non è stato così terribile. Né, soprattutto, è stato inutile. Nonostante la mia antipatia istintiva per l’anziano signore dalle guance cascanti fotografato in bianco e nero sulla copertina, ho imparato ad ascoltare la sua voce (sono l’unica cui sembra di sentire la voce di alcuni poeti mentre li leggo? Con Montale è stato esattamente così), a conoscerla e alla fine a sorridere con simpatia anche di fronte a poesie che prima avrei considerato illeggibili. Certo, per fortuna era Montale e non D’Annunzio, altrimenti non sarei riuscita di certo a tollerarlo. Ma col tempo, esattamente come può accadere in una lunga convivenza forzata, ho avuto la possibilità di conoscerlo molto più a fondo di quanto pensassi. Anche se leggere sessanta poesie al giorno significa inevitabilmente che qualcosa sfuggirà. Ho infilato piccoli quadratini di carta strappati nelle pagine che avrei voluto rileggere in seguito, per poi accorgermi che avevo talmente ispessito il libro che la rilegatura si stava incurvando e avrei dovuto trovare un altro metodo. Ho iniziato a segnarmi i numeri delle pagine a parte, e sono davvero tanti. Troppi, per una rilettura attenta.

Non credevo che ne sarebbe valsa la pena, lo ammetto. Fortunatamente mi sbagliavo. (Fortunatamente mi sbaglio spesso.) È il momento non solo di rendere conto di quello che ho letto (in un modo, questa volta, fin troppo personale per i miei standard scolastici), ma di accingermi alla mia seconda impresa poetica (obbligata). Tutte le poesie di Ungaretti. Sono di meno, sono più corte e sono di un poeta che amo follemente. Sarà un piacere conoscerlo.

[Totally unrelated postscriptum: non avete anche voi una gran voglia di felicità?]

Advertisements

Tagged: , , ,

§ One Response to Poesia e letture obbligatorie (ovvero i connubi impossibili)

  • […] Come già si sa, la mia professoressa di italiano adora assegnarci raccolte di poesie come compito per le vacanze. Dopo Montale e Ungaretti, poteva forse mancare la lettura integrale dei Canti di Leopardi per Natale? Che l’esperienza di leggere poesia in questo modo possa essere sorprendentemente interessante, l’ho già spiegato nel vecchio post. Nonostante ciò, neanche questa volta sapevo esattamente cosa aspettarmi. Leggere o rileggere Leopardi non era un’impresa che mi ispirasse grande fiducia. […]

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

What’s this?

You are currently reading Poesia e letture obbligatorie (ovvero i connubi impossibili) at hydrargyrium.

meta

%d bloggers like this: