Piccoli piaceri

August 24, 2011 § 4 Comments

Negli ultimi tre giorni ho visto un film, letto un libro e ascoltato un cd. Il guaio è che vorrei scrivere qualcosa su tutti e tre. Quanto al cd, ovvero a Origin of Symmetry dei Muse, tuttavia, ho già riconosciuto di avere delle forti difficoltà nel commentare la musica (benché siamo all’interno del genere “musica con le parole”). Mi limito dunque a dire che è più che bello. Estremamente appagante, complicato e godibile fino in fondo. E ha una splendida copertina, aggiungerei. Anche se non ha ancora superato la prova del lettore mp3, ovvero non l’ho ancora ascoltato camminando. Immagino che nei prossimi giorni troverò il tempo per una lunga passeggiata a scopo musicale lungo il fiume.

Restano un film, ovvero Il posto delle fragole, e un libro. Sul primo ho poco da dire. O meglio, ne avrei moltissimo, ma questo non è il contesto adatto. È un film che vale la pena di vedere, breve quanto basta da non essere intollerabile (novanta minuti di assoluta pesantezza sono sufficienti, lo ammetto), lentissimo, girato da Bergman con immensa maestria (e non ci aspettavamo altro, anche se il bianco e nero aiuta) e persino doppiato non soltanto abilmente, ma con delle voci particolarmente piacevoli. Un piacere estetico prima ancora che intellettuale, il che per me è sinonimo di grandissimo valore. Non sono io a dover dire che è un capolavoro del cinema, in effetti, già è stato riconosciuto a sufficienza. Dal punto di vista umano/personale, perché no/decidete voi, mi sono sentita avvolta, sia da quanto accadeva sia da sensazioni che sarebbero dovute appartenere ai personaggi e che di conseguenza non avrei dovuto sentire come mie. Resta un forte senso di malinconia, di inutilità, e una leggera irritazione per il finale consolatorio. Ma è davvero consolatorio? In realtà, il protagonista, il vecchio dottor Isak (con un deliziosamente melodioso accento sulla a) Borg, non è altro che un uomo che per tutta la vita non ha saputo vivere (o piuttosto ha evitato di farlo), e ha finito per convincersi di essere un incompetente nonché una persona malvagia, arida, incapace di provare compassione. In realtà, per chi lo osserva dall’esterno, è tutt’altro – un medico capace e amato e un uomo sicuramente burbero e duro ma in fondo profondamente buono; tuttavia questo non lo aiuta e non può aiutarlo a sentirsi vivo, dato che ha scelto di non esserlo e, colmo della tortura, di esserne consapevole. Per questo anche la nota positiva del finale, dove parrebbe possibile anche a lui cambiare, in un certo senso, il mondo che lo circonda, impedendo che il matrimonio del figlio si trasformi in una copia del suo, anch’esso inaridito e falso, anche il finale dicevo non offre un reale messaggio di speranza. Qualunque cosa faccia, personalmente dubito che il dottor Borg possa essere in grado di uscire dal proprio guscio di (auto)escluso dalla vita; e forse neppure suo figlio può più essere salvato.

Tornando ai piaceri estetici, comunque, ecco Estasi Culinarie, romanzo d’esordio della Barbery che mantiene, a mio parere, i difetti del più famoso L’eleganza del riccio, insieme con gli stessi pregi se non qualcuno in più. Così come la più nota delle due opere non mi ha mai del tutto convinta, neanche dopo la seconda lettura – troppo intellettualistico in molti passi, ma con una patina moralistico-buonista che mi risulta stucchevole, soprattutto nel finale –, così questo romanzo mi sembra appesantito dalla volontà di “passare un messaggio” che in realtà non è che banale, di ritrarre la solitudine del critico gastronomico Arthens (sì, lo stesso del Riccio) morente e di coloro che lo circondano in maniera tanto insistita da finire per essere inevitabilmente irritante. Insomma, sì, abbiamo capito. Se la si legge come una sorta di “ricerca dell’innocenza” – spero sentitamente che non fosse questo l’intento dell’autrice, per carità –, la ricerca affannosa da parte di Arthens di un sapore che gli sfugge e in cui crede di trovare, sul letto di morte, la chiave dell’intera propria vita non può sfuggire all’accusa di banalità. Anche se la battuta conclusiva di questa ricerca vale la pena di essere letta (in quanto inspiegabilmente divertente). Ma Estasi Culinarie è un libro che parla di cibo, prima che di persone. O meglio, di persone e di cibo, ma con un’attenzione a quest’ultimo, con una voluttà e una perizia nelle descrizioni gastronomiche che valgono decisamente un libro. In effetti, quello che la Barbery è bravissima a fare è descrivere, e creare passione attraverso le sue descrizioni. La sola lettura di ciò che scrive è in grado di immergermi in una sorta di stato di grazia, di percezione esaltata e affinata (il termine giusto sarebbe enhanced, ma ho delle serie difficoltà a tradurlo), uno stato in cui mi sembra che tutto ciò che tocco, che vedo, o in questo caso che annuso o gusto abbia un significato e un valore profondissimo, anche solo a livello sensoriale, che sta a me svelare. Purtroppo la maggior parte dei pensieri che ne risultano è tremendamente banale e stucchevole (avrà a che fare con i difetti di cui parlavo prima? Sospetto di sì). In ogni caso, rileggendo Estasi Culinarie (dimenticavo di sottolineare che anche per questo romanzo si trattava della seconda lettura) mi sono chiesta se io non abbia piuttosto delle estasi librarie. Quando ho in mano un libro, ho l’irritante tendenza a percepirlo come un oggetto d’arte e di piacere, con un valore estetico intrinseco – l’eleganza della forma (da quando i parallelepipedi sono eleganti? Da quando si possono sfogliare!), l’odore delle pagine (più o meno chimico), la tonalità dell’inchiostro (più o meno lucido), il tipo di carattere, i segni dell’uso, da parte mia o altrui, se sono presenti… Insomma, finisco per perdermi nell’oggetto in sé prima che nel suo contenuto, assaporandolo al tatto più di quanto necessario. Non credo che questo ostacoli il godimento della lettura, ma è certamente qualcosa di ulteriore e non previsto. In ogni caso, tornando all’argomento originale, Estasi Culinarie è un buon libro. Godibile nel vero senso della parola. Ma se volete il vero capolavoro nell’ambito delle descrizioni gastronomiche fini a se stesse, il mio consiglio resta il Gourmet di Taniguchi.

PS Questa canzone è folgorante.

Advertisements

Tagged: , , , , , ,

§ 4 Responses to Piccoli piaceri

  • M’hai fatto tornare a 10 anni fa, quando quel disco dei Muse me lo mangiai in vacanza in Alto Adige: davvero complesso, e avevano solo 22 anni.
    Bellissimo Il posto delle fragole, mi sa che me lo rivedo. Non conosco invece la Barbery, tutti m’hanno parlato dell’Eleganza del Riccio. Tuttavia trovo non poche difficoltà a leggere qualcosa di super strombazzato a destra e manca. Tu che mi dici?

    • Diciamo che se ti aspetti un capolavoro decisamente non lo trovi. Però se ti va un libro tranquillo, disimpegnato e in alcuni punti addirittura stimolante allora fa il suo dovere. Devi solo superare i momenti in cui non riesce proprio a non essere banale. In compenso le citazioni sono molto apprezzabili, ed è ben scritto.

  • Non ho letto Estasi culinarie, ritenendomi abbastanza appagata della Barbery dopo L’eleganza del riccio. C’erano delle buone idee di partenza, ma è piuttosto irritante un romanzo in cui le due protagoniste accusano gli altri personaggi di quello snobismo e pedanteria che loro stesse dispensano allegramente fino a quando muoiono (l’una) o decidono di non morire (l’altra). Mi fa piacere aver trovato qualcun altro che non è entusiasta.
    A differenza di quanto spesso succede, il film è un po’ meglio (non so se l’hai visto).

    P.S. Complimenti per il post su San Miniato. L’avrei commentato, ma c’era già tutto.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

What’s this?

You are currently reading Piccoli piaceri at hydrargyrium.

meta

%d bloggers like this: