WOTY 2011: perché io no?

December 30, 2011 § 1 Comment

A quanto pare, ogni anno la Oxford University Press sceglie una Word Of The Year (WOTY, per chi non l’avesse capito) che descriva il clima dell’anno trascorso. Lo stesso fa la American Dialect Society, con più autorità, a quanto pare. C’è anche un carattere cinese dell’anno e un kanji dell’anno. (NB mi limito a indicare qui le mie fonti personali d’informazione, che non sono né complete né super partes; chi desiderasse approfondire lo faccia pure) La prima, il terzo e il quarto sono già stati scelti (e qualcuno ha avuto da ridire), mentre la seconda a quanto pare sta creando attesa. L’idea a quanto ho capito si ispira ai People Of The Year della rivista Time; si tratta di scegliere una parola (o simili) che sia entrata in uso nell’arco dell’anno trascorso e che ne sia rappresentativa. Ciò mi diverte moltissimo (e quando mai non mi approfitto di una cosa del genere?), quindi ho deciso di scegliere anch’io la mia “parola dell’anno” per il 2011. Anzi, le mie parole dell’anno. Almeno una prima e una seconda classificata.

Sono orgogliosa di annunciare che la vincitrice per l’anno trascorso è “random”. Come ogni buon premio dev’essere assegnato da una giuria, anche questa decisione non è stata presa da me sola, bensì da un gruppo di lavoro composto da altre tre persone, che peraltro sarebbero tranquillamente eleggibili People Of The Year 2011 in quanto nell’arco dell’anno hanno occupato uno spazio alquanto imprevedibile nella mia esistenza. D’accordo, a essere precisi una di queste è stata una presenza necessaria per gli ultimi ormai tre anni abbondanti, e per quanto talvolta la cosa mi stupisca continua a non muoversi da dov’è. In senso figurato. Le altre due, invece, sono un’importante novità. E gradita. Ma non è di questo che volevo parlare, o forse sì. In ogni caso, la scelta è stata fatta dopo un lungo dibattito durato esattamente trenta secondi, e in cui temo di essere intervenuta solo io. Più o meno. Ma questo non cambia minimamente le cose.

In sostanza, random è di nuovo una parola che rappresenta una relazione. A quanto pare è una mia fissazione costante. Il suo uso è nato e cresciuto all’interno di un gruppo decisamente ristretto (le quattro persone di cui sopra, me compresa, più una, almeno nell’ultima parte della sua evoluzione), dapprima come aggettivo, per poi stabilizzarsi nei termini di una sorta di gioco. Tell me five random facts about… Io con questo genere di cose vado a nozze. In più, random è la definizione di uno stato mentale, che potrebbe essere sufficientemente caratteristico dell’anno trascorso. Quello da cui, forse, voglio anche uscire (buon proposito per l’anno venturo: concentrazione), ma che in fondo mi ha fatto piacere vivere. E, sia chiaro, non ho intenzione di diventare una macchina da lettura nei prossimi mesi. Un po’ di randomness ha un effetto benefico sul mio modo di essere. E sono molto grata a chi me la fa vivere, soprattutto perché riesce a farlo nel modo meno superficiale che si possa immaginare.

E ora, la seconda classificata. Questa è una mia scelta personale, invece, anche se mi è stata fatta conoscere sempre da qualcun altro. La seconda parola dell’anno è “mainstream”. E a questo punto dovrei preoccuparmi sia della mia predilezione per i prestiti linguistici sia del rischio di scadere in un vocabolario fin troppo popolare. Molto mainstream, già. E pensare che non ci avrei mai neppure pensato fino a qualche tempo fa. Come un concetto possa entrare a far parte del mio modo di pensare per influenza di un’altra persona, nonostante che io per quanto mi riguarda sia decisamente poco indie, è solo testimonianza del fatto che questa persona ha un’importanza notevole nella mia vita culturale. E non solo.

Come bonus finale, ho pensato anche a una Word Of The Month per dicembre. In questo caso si cambia ambito e lingua, e la mia scelta cade su “esistenzialista”. Questa credo di non averla mai usata in vita mia prima di quest’ultimo mese. Ringraziamo il signor Kierkegaard e una certa giovane filosofa per avermela fatta scoprire.

PS Ho come la sensazione che qualcuno mi dirà che questo post è frammentario e confuso. Ha perfettamente ragione.

PPS La frase dell’anno, a quanto ne so, potrebbe essere “nessuno ti fermerà”. Ma questo l’ho già detto.

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