Purtroppo, poca cosa

January 27, 2012 § Leave a comment

Brano musicale del giorno: L. van Beethoven, 7 Variazioni sul tema “Bei Männern, welche Liebe fühlen” per violoncello e pianoforte.

Stamattina ho pensato di scrivere un post per il Giorno della Memoria; avrei probabilmente fatto qualche considerazione di ordine morale. Poi mi sono messa ad ascoltare alcune testimonianze.

Una è un’intervista della Rai a Primo Levi.

L’altra è la registrazione di un incontro con Liliana Segre organizzato dal comune di Cinisello Balsamo a maggio scorso, cui io ho potuto assistere e che non sapevo fosse stato registrato.

Non ho e non posso avere altro da dire. Non perché la riflessione morale sia sospesa, perché sarebbe l’esatto contrario di ciò che deve accadere. Ma perché non ne sono ancora in grado. Ogni anno, il 27 gennaio mi rendo conto nuovamente di non essere ancora in grado di parlare. So che tra qualche anno non sopravviveranno più testimoni, e toccherà a chi li ha ascoltati continuare a raccontare. Per mantenere viva la memoria, nel senso più stretto, servono le persone, non i musei. Ringraziando il progresso, oggi siamo in grado di documentare le parole dei testimoni, non solo di ricordarle.

Non so quanti avranno voglia o tempo di guardare più di un’ora di video in totale. Nessuno può essere biasimato. Dico soltanto che farlo permette di imparare molto e di sentire altrettanto, come nessun discorso astratto (nonostante tutto il mio amore per l’astrazione) può ottenere. Io mi limito a osservare due piccole cose, piccolissime rispetto al resto. Innanzitutto come il testimone non sia e non debba essere una categoria umana. Ogni persona è diversa, e l’aver condiviso un’esperienza, per quanto impensabile, non cancella nulla di ciò. Ho avuto la possibilità di conoscere diversi ex deportati, e nessuno di questi non mi ha sorpresa. Così come sorprendono le risposte serene di Levi, di fronte alle quali l’intervistatrice, per quanto brava, non può che confondersi. Così come le risposte di Liliana Segre confondevano i professori del suo ultimo anno di liceo.

Questo veleno lei lo conserva ancora, qualche goccia di questo veleno?”
No, direi proprio di no. Sono passati molti anni, non invano; ho molto pensato su questo argomento, fa parte di un certo mio modo di vivere il riferirmi per tutte le mie esperienze posteriori a quella esperienza fondamentale. Questo veleno è esorcizzato, non mi corre più per le vene. Allora sì, in quel tempo sì…”

In secondo luogo c’è la capacità, crudelissima, di riconoscere che i carnefici restano più disumani della vittime, nonostante tutti i loro sforzi. E la capacità di riconoscersi uomini, donne di pace.

[il titolo “Se questo è un uomo”] allude non soltanto al prigioniero, ma anche al suo custode. Veramente direi che la mia esperienza fondamentale, quella specifica, è questa: quel sistema distrugge l’umanità in chi lo esercita e in chi lo subisce, in egual misura. La stessa disumanizzazione che noi subivamo perché imposta la vedevamo avvenire in chi ci custodiva, nella gerarchia nazista.”

E io lo dico sempre ai ragazzi: io sono stata molto fortunata, perché io sono stata vittima e non carnefice, perché io sono stata figlia, nipote di vittima – pensate a quei ragazzi che allora erano ragazzi delle SS, della Hitlerjugend, figli di nazisti, in casa…”

Concludo con le parole di un’altra persona, un altro testimone che ho conosciuto e che è morto da vari anni. Non so dire se le condivido; io non le avrei mai né dette né pensate. Ed è giusto così. Vale la pena di farle leggere ancora una volta; è un giorno di silenzio in meno.

Io non so, uomo sconosciuto che mi leggi, da dove vieni, cosa fai, come hai vissuto, che cosa vuoi: ma se la curiosità ti ha spinto a leggermi, ecco, questa è un’altra storia d’uomo fra le infinite storie di uomini. Perciò, e qualunque sia la tua opinione, sei già un amico. Criticami con severità e passione perché è il senso critico che spinge avanti il mondo, ma fallo con amore perché è di amore che dobbiamo impastare questa vita che tante volte è dura, cinica, eppure sempre meravigliosa se vissuta nell’amore. Io non credo nelle cose astratte e lontane, penso che le cose di questa Terra siano pur sempre costruite con la terra e, nonostante i voli della nostra fantasia, sempre con i piedi sulla terra siamo condannati a rimanere, ed i nostri corpi nella terra devono tornare a mescolarsi.
Penso anche che non saranno le idee astratte a risolvere i problemi dell’uomo, ma la saggezza e il senso di responsabilità costruiti su una attenta e continua osservazione dei comportamenti dell’uomo stesso. Saggezza che deve essere travasata nel sistema educativo, nelle famiglie, nella società, e soprattutto nel cuore di ogni persona, perché avremo una società rispettosa quando gli individui che la compongono saranno rispettosi. Per giungere a questo lontanissimo traguardo ci vorrà tanta saggezza e tanto senso di responsabilità.
La saggezza potrebbe essere la religione del futuro: quando l’uomo avrà sperimentato tutte le follie suggerite dalla sua presunzione, se riuscirà a sopravvivere, capirà che il mondo ci è stato consegnato con il compito di conservarlo in funzione della vita, per la vita. Forse perché testimone di tanto odio tra gli uomini e di tanto disamore per i beni creati, e perché vedo quei sentimenti confermati ogni giorno di più, scrivo queste righe con amarezza.
Sono un gabbiano, le mie ali sono ormai grigie, ma non stanche di volare. La voglia di vivere mi spinge sempre avanti e lontano, nella ricerca inesauribile di cose nuove. Ho avuto fortune e sfortune, e proprio per questo sono convinto che “la vita è una cosa meravigliosa”.
Oggi, sulla soglia del viale del tramonto, tutto mi appare immensamente bello, e nelle giornate cupe e tetre, quando mi prende la malinconia, è sufficiente che torni con il pensiero ai tanti giorni pieni di sole, alle corse nei prati profumati, sulle spiagge deserte del sud, sulle nevi immacolate delle Alpi, per ritrovare la gioia del dono che ho ricevuto: la vita, il mio paese, il mondo.”

[Roberto Camerani, Il bel sogno. Amare dopo lo sterminio]

PS dover selezionare è una cosa terribile. Tutto meriterebbe di essere scritto e letto. Di Roberto vorrei parlare ancora, forse tra qualche tempo.

Advertisements

Tagged: , , , ,

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

What’s this?

You are currently reading Purtroppo, poca cosa at hydrargyrium.

meta

%d bloggers like this: