RPM: Farcela

March 22, 2012 § Leave a comment

Pensiero del giorno: sono talmente stanca che non riesco neppure a pensare un pensiero del giorno. Guarda, una figura etimologica!

La scena che segue sarà più facilmente comprensibile sapendo che il mio professore di educazione fisica è un tipo un po’ particolare. Verbalmente violento, diciamo, e con tendenze sovversive dell’ordine costituito mai ben represse ma altrettanto mai sfogate come si deve. “Va tutto storto e bisognerebbe fare la rivoluzione, io l’ho sempre detto ma nessuno mi dà retta e mi emarginano”, insomma. Vale anche la pena di specificare anche che una delle conseguenze di tutto ciò è il fatto che la mia classe non faccia mai educazione fisica, bensì venga lasciata libera di farsi gli affari propri (compreso studiare altre materie) per due ore alla settimana. Motivo per cui oggi un buon numero di noi era in classe proprio a studiare, alla luce della montagna di prove che ci aspettano o che abbiamo affrontato in questi giorni. Ed ecco che rientra (da una pausa sigaretta) il suddetto professore e ci vede con la testa sui libri e l’aria tesa.

Siete tutti ridicoli, soprattutto lei, che non sa fare altro e non ce la farà.”

Lei, ovviamente, sono io (nell’originale c’era il mio cognome, non sono paranoica). Io che, a quel punto, mi sono chiesta seriamente se non stessi sognando. Uno dei miei classici incubi in cui devo andare a comprare i sacchetti della Conad al mio professore di greco e poi vengo sgridata perché sono uscita da scuola senza permesso. Cose molto razionali di questo tipo. Quelli da cui mi sveglio piangendo perché hanno riportato alla luce qualcosa che avevo rimosso. Insomma, di solito sono i personaggi animati dal mio subconscio che danno esatta forma verbale alle mie paure inespresse, non le persone che incontro tutti i giorni. Non è comune che qualcuno sappia leggermi nel pensiero così bene.

Ora, il mio professore di educazione fisica non ha certamente capacità telepatiche (ho ancora dei dubbi su quella di matematica, invece, ma questo non c’entra), ma nonostante ciò è riuscito a esprimere nel modo più lapidario possibile la paura che mi accompagna dall’inizio di quest’anno. Non ce la farò. Non riuscirò a preparare bene la maturità, non sarò all’altezza, sacrificherò tutto per avere un voto più alto in qualche interrogazione, non sarò ammessa all’università, perché sono solo una piccola secchiona senza spirito critico, perché sono mediocre nell’unica cosa che so fare. Ecco, diciamocelo, questo è evidente. Studiare (imparare?) è l’unica cosa che so fare bene. E, per una curiosa e fortunata coincidenza, è una delle poche cose (non oso dire l’unica perché farei forse torto a qualcosa che non mi viene in mente) che mi piace fare. Per questo ho il terrore di non riuscire, di scoprire che no, non so fare neanche questo, in realtà, sono solo stata giudicata in modo troppo clemente per tutta la mia carriera scolastica. Non sono mai stata “un’eccellenza”, sono soltanto circondata da persone scolasticamente poco brillanti, quindi sembro molto più brava – e non me ne sono mai accorta, naturalmente…

D’accordo, eviterò di esporre tutte le mie insicurezze adolescenziali. Sappiate solo che il dubbio di non essere all’altezza, di non potercela fare, e che in ogni caso anche se ce la facessi sarei comunque una persona mediocre perché l’unica cosa che so fare è imparare quello che mi viene insegnato, è un pensiero che mi tormenta. Davvero tanto. E allora, mi si dirà. Allora, sentirmelo dire da un’altra persona, per quanto non particolarmente degna di fiducia com’è il mio professore di educazione fisica, mi ha terrorizzata. Ho pensato, è vero, ha perfettamente ragione. Non ce la farai, sei una delusione umana. E dai, se n’è accorto anche lui!

Esattamente a questo punto qualcosa è scattato. Penso sia dovuto l’allusione alle mie limitate capacità.

Cosa posso farci se è quello che mi piace fare?”
Devi imparare il fancazzismo.” O qualcosa del genere. “Fancazzismo” c’era di sicuro.
Non è esattamente il mio ideale di vita.”

Ovvero: io almeno ci ho provato. Forse non ce la farò, ma non è l’arrivo che conta, è il percorso. Rimuovo momentaneamente il fatto che proprio il percorso mi sta probabilmente distruggendo. In ogni caso, non è possibile che tutto sia da buttare. Io qualcosa ho fatto, qualcosa ho imparato. Ci ho provato e ci sto provando. È inutile dire che così non otterrò nulla, se intanto non trovo altro che potrei fare che possa avere lo stesso senso. Io il fancazzismo proprio non lo voglio. Potrò anche stare cadendo a pezzi, ma lo sto facendo per qualcosa. Pur distorto che sia, questo è l’unico obiettivo che conosco. (Non proprio l’unico, ma sarebbe un discorso complesso che non è chiaro del tutto neppure a me.) Questo non mi rende una persona migliore di altre, ma non ambisco a questo. Non mi rende neanche una persona peggiore.

Ho dei dubbi sulla possibile chiarezza di questa mia riflessione. Anche perché la sto scrivendo di getto prima di barcollare a farmi una doccia per poi andare a dormire. Mi si dirà che è ancora presto, ma sono stanca. E ogni tanto ho anch’io dei barlumi di istinto di conservazione. Niente fancazzismo, ma anche se per stasera non ripasserò greco credo che nessuno si sentirà offeso. Ho ancora tempo, e nessuno mi chiede la perfezione. Per di più, se mi si chiudono gli occhi sulle pagine non è che possa pretendere di ricordare gran che.

Per compensare il post breve (più di mille parole? Non l’avrei mai detto…) e per quietare un po’ i miei sensi di colpa sul greco, concludo con una traduzione che in realtà ho fatto prima di partire per la gita. Ne ero anche parecchio soddisfatta; ora, come sempre, lo sono un po’ meno. Il confronto è molto alto. Mi sembrava comunque doveroso.

θυμέ, θύμ᾽, ἀμηχάνοισι κήδεσιν κυκώμενε,
ἄνα δέ, δυσμενέων δ᾽ ἀλέξεο προσβαλὼν ἐναντίον
στέρνον, ἐν δοκοῖσιν ἐχθρῶν πλησίον κατασταθείς
ἀσφαλέως· καὶ μήτε νικῶν ἀμφαδὴν ἀγάλλεο
μηδὲ νικηθεὶς ἐν οἴκωι καταπεσὼν ὀδύρεο.
ἀλλὰ χαρτοῖσίν τε χαῖρε καὶ κακοῖσιν ἀσχάλα
μὴ λίην· γίνωσκε δ᾽οἷος ῥυσμὸς ἀνθρώπους ἔχει.

Animo, animo, scosso da affanni senza rimedio,
alzati, respingi gli avversari opponendo di fronte
il petto, agli assalti dei nemici resistendo da presso
saldamente; e né vincendo vantati ai quattro venti
né vinto lamentati abbattuto in casa,
ma gioisci delle gioie e indignati dei mali
senza eccesso: impara a conoscere quale ritmo regge gli uomini.

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